Batenburg
Castelli, torri e città fortificate fanno parte del nostro panorama visivo ma anche di quello emotivo e dei ricordi: nelle nostre città, nei borghi grandi e piccoli d’Italia e d’Europa, nei libri di storia, nei film visti, nei giochi inventati da bambini, elementi in antitesi, eppure legati tra loro indissolubilmente, come le mura e l’assedio, la protezione e l’attacco, il senso di appartenenza e quello di conquista, si ripresentano costantemente.
Resti di un passato spesso violento e tragico, decorano oggi le nostre città: svestiti delle loro antiche funzioni, torrioni, ridotte, bastioni, ecc, immoti e rassicuranti, restano solo come elementi architettonici, come testimonianza del percorso della nostra civiltà, terribile ma anche affascinante.
Questa scultura l’ho chiamata Batenburg, come la cittadina olandese teatro come tante altre, delle terribili vicende della cosiddetta Guerra dei Contadini, tra il 1524 e il 1526, e raccontata splendidamente nel libro “Q” di Luther Blisset.
L’idea è quella di rappresentare l’armonia, la geometria, i colori e la piacevolezza di un’architettura nata invece con il compito di difendere, funzionale fino alla brutalità ma diventata oggi innocua e aggraziata: non è quindi l’architettura in se che determina il suo impatto sulla città e sulla vita degli uomini che la abitano, ma sono gli uomini stessi che, con le loro azioni, con il loro stile di vita, con le diverse contingenze economiche e politiche, fanno dell’architettura un incubo o un sogno.
Le torri ora non servono a difendersi da un nemico ma a sostenere i depositi di acqua che dissetano gli abitanti della città; le mura sono scomparse ed edifici moderni si alternano a strutture più antiche; i colori hanno ridisegnato la città e riusciamo ad immaginare esistenze serene svolgersi tra le case affiancate une alle altre.
Legno, vecchi barattoli tagliati, pezzi di tappeti, tessuto, carta, colori ad acqua.
Dimensioni; cm 125x138x8
Peso; kg 22
- Opera Completa montata
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